Il Parlamento dei diritti: aggiornamento annuale del rapporto sullo stato dei diritti in Italia.

Lunedì 5 dicembre nella sala stampa della Camera a palazzo Montecitorio, Luigi Manconi, Valentina Calderone, presidente e direttrice di A Buon Diritto, con la partecipazione della moderatora della Tavola Valdese (che sostiene il progetto), insieme a diversi parlamentari e ad alcuni ricercatori e ricercatrici, hanno presentato la nuova edizione del Rapporto sullo stato dei diritti in Italia (www.rapportodiritti.it), un monitoraggio di diciassette diritti su cui dal 2014 l’associazione A Buon Diritto tiene alta l’attenzione. Nel Rapporto si evidenziano le maggiori difficoltà riscontrate nel riconoscimento di questi diritti, le novità normative e legislative e le iniziative da intraprendere per la loro tutela. Il Rapporto è un racconto corale ed intersezionale: mostra lo stretto legame che intercorre tra tutti i diritti e ribadisce la necessità di non darli mai per scontati. Mette in connessione lotte, conquiste, sconfitte, percorsi individuali e comuni attraverso storie, grafici e linee del tempo. E’ uno strumento scientifico e di informazione ma anche uno strumento politico, perché segnala violazioni e mancanze e propone soluzioni.

Per queste ragioni quest’anno è stato affiancato all’aggiornamento del Rapporto un “manifesto”, il Parlamento dei diritti, con cui si chiede alle parlamentari e ai parlamentari che aderiscono, di assumere alcuni impegni chiari da portare avanti in materia di diritti e di tutele. Il manifesto al momento è stato sottoscritto da 30 parlamentari, tra cui Susanna Camusso, Ilaria Cucchi, Gianni Cuperlo, Cecilia D’Elia, Nicola Fratoianni, Riccardo Magi, Rachele Scarpa, Elly Schlein, Alessandro Zan e molti altri. 

Luigi Manconi ha sottolineato come relativamente alle diverse famiglie di diritti civili e sociali, soggettivi e collettivi, che sono gli uni indissolubilmente correlati agli altri, c’è poco da stare sereni, considerate le molte avvisaglie negative: “Dunque, risulta estremamente utile, per compiere un monitoraggio puntuale e minuzioso dello stato dei diritti in Italia, consultare il Rapporto. Diciassette sono le aree tematiche: libertà di espressione e di informazione, pluralismo religioso, salute e libertà terapeutica, ambiente, istruzione, lavoro, persone e disabilità, profughi e richiedenti asilo, migrazioni e integrazione, rom e sinti, LBGTQI+, autodeterminazione femminile, minori, prigionieri, salute mentale, dati sensibili, diritto all’abitare. Analizzando il rapporto sarà possibile seguire più agevolmente gli slittamenti che diritti e tutele potrebbero subire, per assicurare, a quegli stessi diritti, una più sana e robusta costituzione. Uno strumento di difesa, quindi”.

Luigi Manconi, Valentina Calderone ed alcuni ricercatori e ricercatrici.

Il Capitolo Persona e disabilità, curato da Domenico Massano, è articolato nei seguenti paragrafi: Il punto della situazione, Paradigma del confinamento vs Diritto alla vita indipendente, La sistematica privazione del diritto di lavorare, Abilismo, discriminazioni e violenze. Di seguito una sintesi del capitolo con alcuni dei temi trattati:

“Nella Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, pubblicata dalla Commissione Europea nel marzo 2021, si evidenzia come i circa 87 milioni di persone che nell’UE hanno una qualche forma di disabilità continuano a incontrare barriere importanti in tutti gli aspetti della vita e presentano un rischio di povertà o esclusione sociale più elevato (28,4%) rispetto alle persone senza disabilità (18,4%). In Italia il 43,6% delle famiglie con disabili dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà. Risulta, inoltre, un “rilevante svantaggio” delle persone con disabilità nel mercato del lavoro: “È occupato solo il 31,3% delle persone tra i 15 e i 64 anni con limitazioni gravi contro il 57,8% delle persone senza limitazioni, nella stessa fascia di età”, ed a livello di genere continua ad esserci una grave disparità a sfavore delle donne (41,2% di occupate rispetto al 58,8% degli uomini). Nel 2021 si è registrato un numero elevato di notizie di aggressioni e violenze contro le persone con disabilità. La situazione sembra essere stata aggravata dall’isolamento imposto per contenere la diffusione del virus che ha amplificato i rischi di violenze. Le donne con disabilità sono state particolarmente colpite: il 34% delle donne con problemi di salute o disabilità ha subito violenza fisica o sessuale da un partner nel corso della propria vita. Nel dicembre 2021 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge delega in materia di disabilità che prevede, entro venti mesi, l’adozione di uno o più decreti legislativi per la revisione e il riordino delle disposizioni vigenti in materia di disabilità. La legge delega è stata accolta con favore, soprattutto in relazione alle sue potenzialità, ma anche con la consapevolezza della necessità di monitorare l’effettiva realizzazione nei tempi stabiliti delle misure e degli interventi previsti perché tale normativa non resti solo sulla carta”. 

Le proposte inserite nel manifesto “Il Parlamento dei diritti” sono:

• Occorre dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, al secondo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità e monitorare l’effettiva realizzazione delle misure e degli interventi previsti dalla Legge delega sulla disabilità.

• Occorre garantire la partecipazione delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni di rappresentanza ad ogni livello politico – istituzionale.

• Occorre creare una strategia nazionale per il contrasto alle violenze e alle discriminazioni.

• Occorre garantire il diritto alla vita indipendente ed alla domiciliarità, anche attraverso l’incremento di servizi, a livello di comunità, di sostegno tecnico e all’alloggio, di supporto alle famiglie e per l’assistenza personale, anche nell’ambito della salute mentale, avviando, al contempo, processi di deistituzionalizzazione e di contrasto ad ogni forma di segregazione.

• Occorre garantire il sostegno, la tutela giuridica ed il riconoscimento del ruolo di cura dei caregiver familiari (l’Italia è stata condannata dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità per la mancanza di tutele nei loro confronti).

• Occorre garantire il diritto all’accessibilità e alla mobilità anche attraverso l’attuazione ed il monitoraggio dei PEBA/PAU.